Numerosi, nei secoli, furono i passaggi di eserciti e quindi le dominazioni: Romani, Unni, Longobardi, Franchi, fino alla sottomissione al re d’Italia Berengario, che fece costruire un castello in posizione alta, dominante la pianura (sede ora della chiesa di San Rocco), per molti secoli la piazza pubblica dove si univa la “Vicinia” e si sbrigavano gli affari più importanti.
In una pergamena del 930 troviamo per la prima volta il nome Summacampania, (o Summa Campanea); in un'altra del 1035, si parla della Pieve di Sant’Andrea, probabilmente importante punto di riferimento per la campagna veronese e la bassa area morenica, centro spirituale e di intensa attività economica. Proprio attorno alla Pieve sorgevano, alle origini del Feudalesimo, le prime abitazioni, povere case ricoperte di paglia. Il quadro panoramico di Sommacampagna all’epoca è: il nucleo principale della popolazione attorno alla chiesa di Sant’Andrea al cimitero, “plebs” con funzioni coloniche; un nucleo minore legato alla terra “dominica” a difesa del castello del signorotto; un nucleo ancora minore nella borgata ora detta “Nadalina”; poche stradicciole a collegamento dei nuclei abitati; ovunque una boscaglia fitta, qualche pascolo e qualche vigneto. Il terreno, morenico, era privo di acqua, da cui le antiche espressioni “vico sico” e “sicca campanea”.
Nel passaggio dal Feudalesimo ai Comuni, Sommacampagna rimane legata alla vita feudale del castello, della “curtis” e della Chiesa. Di questo periodo, anno 1145, è la bolla di Papa Eugenio III ove viene citata la Pieve di S. Andrea di Sommacampagna.