COMUNE di SOMMACAMPAGNA
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Cenni storici

Alcuni rinvenimenti archeologici, dell’età del Bronzo, fanno intuire insediamenti nella zona già in epoca preistorica. Un’ara votiva, con i nomi dei consoli Lentulo e Norbano, scoperta durante i lavori di restauro della Pieve di Sant’Andrea (sec. XI d.C.), indica che nel 38 a.C. fu eretto nel luogo un tempio dedicato a Leituria, o Diana.
Furono scoperti anche ruderi del tempio dedicato a Minerva, di probabile età augustea, sui quali sorse più tardi la chiesa di S. Pietro (scomparsa nel 1825), che diede il nome all’odierna località San Pierino. Ciò è segno della romanizzazione di un centro già di per sé importante; si ritiene che Sommacampagna, nell’età imperiale, fosse un vicus in felice posizione climatica e strategica, vicino alle importanti strade romane Gallica e Postumia.
 
Pieve di Sant'Andrea
Numerosi, nei secoli, furono i passaggi di eserciti e quindi le dominazioni: Romani, Unni, Longobardi, Franchi, fino alla sottomissione al re d’Italia Berengario, che fece costruire un castello in posizione alta, dominante la pianura (sede ora della chiesa di San Rocco), per molti secoli la piazza pubblica dove si univa la “Vicinia” e si sbrigavano gli affari più importanti.
In una pergamena del 930 troviamo per la prima volta il nome Summacampania, (o Summa Campanea); in un'altra del 1035, si parla della Pieve di Sant’Andrea, probabilmente importante punto di riferimento per la campagna veronese e la bassa area morenica, centro spirituale e di intensa attività economica. Proprio attorno alla Pieve sorgevano, alle origini del Feudalesimo, le prime abitazioni, povere case ricoperte di paglia. Il quadro panoramico di Sommacampagna all’epoca è: il nucleo principale della popolazione attorno alla chiesa di Sant’Andrea al cimitero, “plebs” con funzioni coloniche; un nucleo minore legato alla terra “dominica” a difesa del castello del signorotto; un nucleo ancora minore nella borgata ora detta “Nadalina”; poche stradicciole a collegamento dei nuclei abitati; ovunque una boscaglia fitta, qualche pascolo e qualche vigneto. Il terreno, morenico, era privo di acqua, da cui le antiche espressioni “vico sico” e “sicca campanea”.
Nel passaggio dal Feudalesimo ai Comuni, Sommacampagna rimane legata alla vita feudale del castello, della “curtis” e della Chiesa. Di questo periodo, anno 1145, è la bolla di Papa Eugenio III ove viene citata la Pieve di S. Andrea di Sommacampagna.
 
Chiesa di Sant'Andrea
Del marzo 1185 è il primo documento che accenna a Custoza.
Secondo la leggenda di Tommaso da Celano, nel 1220 passò da Sommacampagna San Francesco d’Assisi, il quale presso l'oratorio di Santa Maria da Monte (ora Madonna di Monte) costruì una prima comunità di frati minori.
Sotto la dominazione degli Scaligeri, nel 1342, sui colli di Custoza venne costruito un castello in una contrada adiacente l’osteria Bella Vista. Nel 1406 Custoza è registrata in un libro della Camera fiscale di Verona, per il pagamento del dazio su vino, carni e bestiame. Il feudo di Custoza, a quell’epoca era di proprietà di Andrea degli Specchi di Verona, detto “il Formaggiaio (Formaieris)”, al quale subentrò Martino Faenza, cui spettò dopo il vicariato della zona.
 
la zona di Custoza
Nel 1436 Francesco Gonzaga occupò anche i territori di Sommacampagna e Custoza e due anni dopo si abbattè sulla zona il flagello della peste.
Nel 1500 Sommacampagna e Custoza svilupparono la coltivazione dei gelsi e il commercio della lana e della seta.
Nel 1535 la parrocchia di Custoza si stacca da S. Andrea di Sommacampagna e la popolazione di Sommacampagna dalla chiesa di S. Andrea si porta all’attuale centro del paese. Nel 1585, fatto il catasto, a Sommacampagna risultavano 2371 campi, di cui 474 destinati a pascolo, che furono divisi tra tutti gli abitanti del paese, in quota doppia ai maschi rispetto alle femmine.
Nel 1630 anche la popolazione di Sommacampagna fu colpita dalla peste, con 464 morti su 1450 abitanti; nel 1673 la popolazione era di 700 abitanti.
Nel 1617 nacque la frazione Caselle quando il benefattore Angelo Brighenti fece erigere una chiesetta che, ingrandita, divenne poi oratorio della rettoria.
Nel settecento ai vecchi nobili si affiancarono alcune famiglie veronesi di nuovo insediamento, che costruirono sul territorio lussuose residenze, esistenti ancora oggi.
Nel periodo napoleonico, nell’ambito di una forte depressione economica, il mercato era rappresentato solo dai bachi da seta e dall’artigianato dell’abbigliamento ed il paese soffriva di un forte isolamento. Da una carta topografica dell’epoca, infatti, risultano solo una dozzina di isolati su un’area di circa mezzo chilometro quadrato.
 
Ossario di Custoza
Nel 1814 ritornarono gli Austriaci e l’amministrazione del paese era condotta da un’assemblea di 30 possidenti. In questo periodo furono sistemati 22 chilometri di strade e costruito il tratto della ferrovia Milano-Venezia.
Il territorio, in particolare la frazione Custoza, fu interessato nel Risorgimento dalle battaglie delle guerre d’indipendenza del 1848, del 1859 e del 1866. A ricordo di questo periodo e di quanti persero la vita nelle guerre rimangono l’Ossario (1879), l’obelisco della Cavalchina, il monumento ai caduti di Monte Croce e la leggendaria casa del Tamburino Sardo.
Dopo l’unità d’Italia, negli ultimi anni del XIX secolo e nei primi decenni del novecento la situazione economica e sociale era caratterizzata dal predominio di famiglie di possidenti; ma la successiva distribuzione della terra a piccoli proprietari e mezzadri e le possibilità di lavoro da braccianti evitarono i fenomeni di emigrazione.
Nel periodo fascista si svilupparono i calzaturifici ed ebbe impulso l’edilizia rurale e popolare, si sviluppò anche l’agricoltura e nacquero i primi consorzi frutticoli.
Nel dopoguerra si ebbe un gran boom industriale, che trasformò il ritmo di vita degli abitanti e la parte pianeggiante del territorio, accompagnato da una vera esplosione demografica ed edilizia, favorita dagli insediamenti industriali ed artigianali, dalla realizzazione del casello autostradale dell’autostrada Serenissima (1960) seguita dall’autostrada del Brennero (1966), dalla nuova dogana (1970).