Cos'è
SABATO 31/01/26 ore 21 - Sala degli Affreschi
Spettacolo PERLASCA. IL CORAGGIO DI DIRE NO - di e con l'attore Alessandro Albertin.
Si tratta di una iniziativa gratuita per la GIORNATA DELLA MEMORIA 2026 organizzata dall’Assessorato alla Cultura di Sommacampagna, sulla figura di GIORGIO PERLASCA
INGRESSO GRATUITO fino ad esaurimento posti disponibili su PRENOTAZIONE su EventBrite e all’Ufficio Cultura tel. 0458971357.
“Perlasca. Il coraggio di dire no” ha già conquistato gli spettatori, ma l’accoglienza e la serie di “tutto esaurito” che sempre accolgono questa proposta, assieme all’importanza della testimonianza storica e al pregio della dimensione artistica dello spettacolo inducono a riproporlo in questa stagione. Al centro della scena c’è un attore solo – Alessandro Albertin – impeccabile nella sua versatilità, intensità interpretativa, nella capacità proteiforme di passare da un ruolo all’altro in pochi istanti, mutando voce, accento, mimica, con una coerenza e limpidezza da ammirare. E al centro del plot c’è lo “Schindler italiano”, Giorgio Perlasca, la cui storia va conosciuta per onorare la sua figura, il suo coraggio, la sua incredibile umiltà e per far sì che il suo esempio continui a donare un monito fondamentale per il presente ed il futuro. La seconda guerra mondiale è nel il suo periodo più crudele, è il 1944 a Budapest: le SS cercano Giorgio Perlasca, commerciante italiano di carni, colpevole di tradimento per non aver aderito alla Repubblica di Salò. Fortunatamente, Perlasca possiede una lettera di Francisco Franco che lo invita, in caso di bisogno, a presentarsi presso una qualunque ambasciata spagnola: lui lo fa, diventa Jorge Perlasca e invece di pensare a sé si mette al servizio dell’ambasciatore per salvare dalla deportazione quanti più ebrei possibile. Quando l’ambasciatore è costretto a lasciare l’Ungheria, ne assume il ruolo e in 45 giorni, in una folle, disperata corsa contro il tempo, evita la morte a 5.200 persone. Alla fine del conflitto non fa parola con nessuno, neanche con i suoi familiari, del proprio eroismo: diviene noto appena nel 1988, perché due ebrei ungheresi che gli devono la vita lo trovano e raccontano la sua storia.